mercoledì 25 aprile 2012

ALBAREDO D'ADIGE (VR)


- Museo della Navigazione fluviale, arti e mestieri:
* AA.VV., Albaredo all'Adige: un museo da costruire, Vago di Lavagno, 1984.
- palazzetto della “vecchia dogana”: in piazzetta, è un palazzetto del Settecento, adibito
all'epoca della Serenissima a dogana: qui infatti si pagava il dazio sulle merci in transito sul
fiume Adige.
- porto fluviale: sull’Adige, era per i "burchi" (barche di grande stazza);

ALANO DI PIAVE (BL)


- archeologia industriale: Alano ebbe fra il Seicento e il Settecento filande che impiegavano
la gran parte della manodopera femminile mentre gli uomini erano occupati nella fienagione, nell'alpeggio, nelle carbonaie, nella coltivazione di un suolo avaro. E non basta: di Alano si
ricorda anche che ebbe una fonderia da campana nel Seicento e rinomato "maglio" per la
lavorazione degli attrezzi agricoli "ai Faori".
- artigianato: un tempo attivo nella lavorazione della lana e del ferro e la produzione di calce.
- carbonaie:
- filande: attive fra il Seicento e il Settecento
- fonderia da campana nel Seicento.
- industria: Alano ebbe fra il Seicento e il Settecento filande che impiegavano la gran parte della manodopera femminile. Negli ultimi anni Alano ha conosciuto un notevole incremento delle attività artigianali, particolarmente nei settori dell'occhialeria, dei lampadari e della falegnameria.
 IMA  (radiatori in alluminio, piastre in acciaio, arredo bagno e vasche idromassaggio);
- maglio "ai Faori": per la lavorazione degli attrezzi agricoli.
- Museo Civico Storico Territoriale: via Don Nilo Mondin, frazione Campo di Alano di Piave (Apertura: Domenica, ore 10-18, altri giorni su prenotazione c/o Ass. Alpavis 0423-86232);  

AGORDO (BL)


Citato per la prima volta in un documento del 923 come dominio curtense infeudato al
vescovo di Belluno, Agordo ha sempre seguito le vicende del suo capoluogo. Al centro
di un'area scarsamente produttiva sotto il profilo agricolo, ebbe rilievo in età veneziana
per lo sfruttamento delle risorse minerarie della zona, da cui provenivano le materie prime
fornite alla manifattura bellunese delle spade, all'industria e alla zecca veneziana.

* P. ROSSI, Agordino, Bologna, 1966; 
* F. TAMIS, In capitaniato di Agordo dalle origini al Dominio Veneto, Feltre, 1966;


- industria: nella zona si lavorava un tempo in miniera all'estrazione del ferro che andava
agli spadari di Belluno e alla zecca della Serenissima. E’ tradizionalmente, una delle
contrade più operose dell'intera regione: la produzione di occhiali, della quale più
diffusamente si parla nella parte dedicata all'economia della provincia, ne è divenuta quasi
un fatto emblematico. lnoltre aziende meccaniche e del legno.
* M.A. Corniani degli Algarotti, Dello stabilimento delle miniere e relative fabbriche nel
 distretto di Agordo, Venezia 1823.
* R. Vergani, Una comunità mineraria di montagna: Riva d'Agordo, in Storia d’ltalia.
Annali, 6: Economia naturale, economia monetaria, a cura di R. Romano e U. Tucci,
Torino 1983.
* A. CUCCAGNA, Le industrie nell’Agordino durante i secoli passati. Saggio di 
geografia storica, Trieste, 1961;
- Istituto tecnico industriale ”Follador”: conserva un piccolo Museo Mineralogico
- miniere della valle Imperina: (rame, calcopírite, galena argentifera, blenda) sono drenate
da parte di imprenditori veneziani.
* R. Vergani, I forni di Valle Imperina, in "ll coltello di Delfo", 9, 1989.
- Musei e istituzioni culturali
- Collezione Ottiche e Occhiali Raccolta Rathschuler - Luxottica: ad Agordo (BL),
corso Patrioti 3, espone lenti prodotte dal Medioevo ai giorni nostri;
- Museo Mineralogico: via 5 Maggio, 16 - ha sede nell’Istituto tecnico industriale”Follador”; comprende una collezione di circa 3000 pezzi di vario interesse provenienti dall'Agordino,
dalle miniere di Caprile e del "Fursil". Fra le curiosità, un frammento di meteorite pallasitica
e un esempio di legno silicizzato artificialmente.
- Museo dell'occhiale: a Palazzo Crotta, è stata ordinata nei locali delle ex scuderie, una
collezione della più pregevole occhialeria valligiana: sono oltre mille pezzi che sottolineano i
momenti migliori dell'artigianato della vallata.
- Scuola Mineraria: fondata nel 1775, onorata dell'insegnamento di valenti scienziati. Da
quest'istituto uscirono qualificati periti minerari; alcuni dei quali si trasferirono anche in Egitto
e là fondarono un paese nel quale si parlava il dialetto nato all'ombra del campanile di Santa
Maria.

ADRIA (RO)


- archeologia industriale: già antichissimo centro preistorico paleoveneto, centro terminale
della via dell'ambra, proveniente dal Baltico, importante emporio marittimo greco-etrusco, la
città ha dato il nome al mare Adriatico. L'interramento del Delta del Po, ha trasformato
l'abitato in porto fluviale per gli scambi prima della Repubblica di Venezia, poi con il Regno
Lombardo Veneto e nel sec. XX fino alla seconda guerra mondiale. Notevoli manufatti
idraulici segnano il territorio artificiale delle bonifiche e gli antichi opifici industriali sorti prevalentemente lungo i corsi d'acqua.
* Civiltà del lavoro industriale nel Polesine (1870-1940), 1991, pp. ;



- città fluviale: la morfologia urbana di Adria, pur con le mutazioni avvenute nel territorio 
per vicende idrauliche e bonifiche di vaste aree, rivela ancor oggi le caratteristiche di una 
cittadina fluviale nella quale i percorsi d'acqua risultavano prevalenti rispetto alle 
comunicazioni terrestri. Fino a pochi decenni addietro il suo centro era racchiuso fra due 
rami del Canalbianco che si separavano ad ovest per ricongiugersi immediatamente ad 
est. 
La zona racchiusa all'interno era denominata "Isola" mentre i quartieri meridionale e 
settentrionale sono ancor oggi chiamati della Tomba e di Castello.
- idrovora (ex) di Amolara: alla periferia Est della città, in via Capitello 11, adibita a sede
museale, ospita il Septem Maria Museum, tel. 0426-21530 - 0426-26270, conserva una
raccolta etnografica, espone materiali della Civiltà delle acque ed evoluzione del territorio
in Polesine;
- manifattura F.lli Zen: ad Adria, cfr. scheda in * Civiltà del lavoro industriale nel 
Polesine (1870-1940), 1991, p. ;
- ponte girevole di S. Andrea: sul Canalbianco;
- porto fluviale: il tratto di Canalbianco compreso tra i due ponti era, sino all'anteguerra,
popolato di piccoli natanti che trasportavano per via d'acqua merci di vario tipo rifornendo
i mercati della zona. I muraglioni in muratura, con banchine e gradinate (v. foto sopra),
che scendono verso l'acqua, ricordano questo ormai cessato utilizzo.


Foto storica del canal Bianco di Adria, con le banchine del porto fluviale (fotoclub Adria).




ABANO TERME (PD)

- fornace di mattoni: eretta dai Mocenigo presso il cosiddetto ponte della fabbrica;

- villa Mocenigo: poi Mainardi (XVIII secolo);
* Francesco Barcaro, Villa Mocenigo-Mainardi ai Guazzi di Abano, Padova 1983;